
di Grazia Pallagrosi per FLAIR
Arrivi al Suvarnabhumi, l’aeroporto con l’air terminal più grande del mondo: 563 mila metri quadri. Atterri. E riparti subito verso il cielo. Quello in aereo, infatti, è solo il volo d’apertura di quell’avventura metadimensionale che è il viaggio nella nuova Bangkok, in thailandese Krung Thep, la ‘città degli angeli’. Una metropoli che si è levata dall’impiccio dei cavi elettrici che ne aggrovigliano le fondamenta lanciandosi nella verticalità di grattacieli sempre più alti: 40, 60, 80 piani. Allegre torri di Babele in cui vivono migliaia di stranieri sedotti dalla bellezza di questa città con la testa tra le nuvole, rifugiati in nidi di vetro fino a 310 metri sopra il piano terrestre, a celebrare un nuovo life style. Qui, infatti, tra eleganti show room, ristoranti e spa si celebra il lusso antigravitazionale, levigato nel minimo dettaglio. Così, dimenticati gli scorci alla Blade Runner, con la città divisa fra un sopra ipertecnologico e un sotto avvelenato dal puzzo delle cucine e dai gas di scarico, Bangkok dispiega ali di vetro e acciaio sul tetto di un nuovo mondo.
ITINERARI VERTICALI
“Fino a ieri i turisti, dopo le visite al Palazzo Reale e ai templi, vagavano nel quartiere cinese e tra le bancarelle notturne di Patpong”. racconta Ugo Salomone, italiano trapiantato da 30 anni in Asia e titolare di un’agenzia viaggi con sede a Bangkok “Oggi, invece, seguono le strade del design, risucchiati in itinerari verticali verso i nuovi santuari di un edonismo che dà spettacolo”. Prima tappa Silom Road, dove svetta la State Tower, grattacielo sormontato da colonne neoclassiche e un cupolone che ospita il Distil, lounge bar al 64° piano, per aperitivi con tramonto a picco sulla città. Terminato l’happy hour, l’oscurità precoce del pomeriggio equatoriale srotola nel cielo il fondale su cui ogni sera si stagliano le peripezie cromatiche del ristorante Breeze: situato al 51° e 52° piano, è l’ultimo gioiello della tecno-architettura aerea, nato dall’incontro tra un sogno zen e le icone cult della saga di Star Wars. Si entra e si cammina per 25 metri su un ponte di vetri colorati mutanti - dal rosa al blu, dal viola al bianco – che conducono all’anfiteatro onirico-gastronomico affacciato come un trampolino sul vuoto della notte. Si cena sospesi, gustando dell’ottimo seafood e vini francesi, italiani, australiani, a un prezzo che può superare i cento dollari. Ma non è ancora il top. Salendo altri 12 piani si arriva allo Sirocco, concorrente del Breeze nella scalata all’haute cuisine internazionale. Siamo a 250 metri sopra Bangkok, nel ristorante open air più alto del mondo. Sotto, la città è sorprendentemente silenziosa: un lontano pulsare di luci mute, che solcano la notte con una delicatezza percepibile solo qui, sul piano celeste. E domani? L’ebbrezza del volo avrà un altro sapore in pieno giorno. Si potrà salire sul Baiyoke Sky Hotel, l'albergo più alto dell' Asia, che tocca i 310 metri. Come resistere alla tentazione di comprare il biglietto e levitare, risucchiati in un condotto di vetro per un corpo-a-corpo ascensionale con la città? Arrivati all’84° piano, ecco lo spettacolo: piattaforma girevole, luci, concerti di campane tubolari suonate dal vento.
FIUMI DI LUSSO E TRENI VOLANTI
L’itinerario aereo può continuare seguendo la traccia del Chao Praya, fiume che non riflette mai i colori del cielo e, come un nastro grigio-marrone, lega la successione dei grattacieli ‘river-view’ “Sono oasi residenziali dove gli appartamenti hanno piscine private su terrazze con vista mozzafiato” spiega Jarupiva Tantisaswat, public relations manager del Lebua, boutique hotel nella State Tower “Io non mi sono ancora decisa a fare il grande salto e abito fuori città, ma per venire in centro mi ci vuole un’ora e mezza d’auto. Se vivessi qui, invece, mi basterebbe infilarmi un pullover e salire sullo sky-train per percorrere in mezz’ora tutto il downtown.” Il ‘treno volante’, inaugurato nel ‘99, garantisce velocità, comfort e design con un’unica pecca: temperature fino a 20 gradi in meno rispetto all’esterno.
SPA & ROLL
Nell’elevazione non solo architettonica del quotidiano si coltivano i piaceri della vita: mentre nei locali si ascolta jazz, a qualche piano di distanza c’è chi sperimenta un thai massage in versione ‘panoramica’. Bangkok ha riorientalizzato il concetto di benessere creando ambienti come quelli del Deravana spa, disegnata da Ploy Chariyaves seguendo gli archetipi cinquecenteschi del thai design: archi, opium-beds e vasche d’acqua. “I terapisti thailandesi sono i migliori al mondo” sostiene entusiasta la designer “e nelle spa si coltivano i veri lussi contemporanei: tempo, spazio, serenità. A prezzi ancora ragionevoli.” Dopo il relax, l’esperienza più elettrizzante passa dalla gola. Si può cominciare con un po piah, versione thai dell’involtino primavera, per poi lanciarsi con un triplo salto mortale dalla cucina coreana a quella austriaca. Nei food arena degli shopping mall mangiare è un gioco di qualità all’insegna della fusion più spinta. “La varietà del cibo è incredibile” commenta Chariyaves “e persino se sei vegetariano o stai seguendo una dieta a Bangkok non hai che l’imbarazzo della scelta!”
SHOPPING AGORA’
I thai comprano tonnellate di cibi pronti nei centri commerciali, dove trascorrono gran parte del tempo libero. In una città che non aveva luoghi dove passeggiare, gli shopping mall hanno infatti creato diversi downtown con un’infinità di locali e spazi pedonali. Siam Square, capostipite di queste nuove agorà, ospita gli store più eleganti dell’Asia: il Siam Discovery Center e il Siam Paragon. Ma nei centri commerciali si coltiva anche l’arte e si organizzano annualmente il festival del cinema (11 giorni in estate, tra l’Emporium Shopping Complex e la Central Court) a quello del design, oltre a mostre e concerti quasi quotidiani. Nonostante tutto, l’antica spiritualità non langue, anzi, laddove le torri del Central World si innestano con l’asfalto, sotto gli archi dello sky-train, i fedeli continuano a portare fiori e candele al Wat Pathumwanaram, tempio di strada tra i fumi dell’incenso e quelli del traffico. Ogni negozio, ogni grattacielo ha la sua san phra phum: casetta dedicata agli spiriti del luogo e degli antenati. Anche il Suvarnabhuni ne ha una. E quando riparti non hai più dubbi: qui, nella città celeste, anima e corpo si tengono per mano.






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