Songkran Festival



Il Capodanno tailandese (สงกรานต์ Songkran) si celebra ogni anno dal 13 al 15 aprile. È festeggiato anche in Laos (pi mai lao), in Cambogia, Myanmar (thingyan), e dal popolo Dai nello Yunnan, in Cina.

In origine la data della festa era calcolata astrologicamente: Songkran, un termine sanscrito, rappresenta l'entrata del sole in un segno dello Zodiaco, in questo caso, in Ariete. Oggigiorno la data è fissa e cade nel momento più caldo dell'anno, alla fine della stagione secca.
Fino al 1888, invece, Songkran segnava ufficialmente l’inizio del nuovo anno in Thailandia, data che fu spostata al 1° aprile per poi, nel 1940, omologarsi al resto del mondo, al 1° gennaio.

Questo nulla toglie alle celebrazioni che tutto il popolo thai dedica a questa festa nazionale.
L’aspetto più evidente di questi giorni è il lancio di acqua.
Ce n’è per tutti a ogni angolo di strada. Vedrete ovunque persone che vagano con contenitori di acqua o pistole, o che fanno la posta a lato della strada con un tubi flessibili da giardino pronti ad annaffiare i passanti.

Tradizionalmente Songkran è il periodo per visitare e portare rispetto agli anziani, familiari e non, e per andare al tempio per lavare le statue sacre e offrire cibo ai monaci.

Si ritiene che questo porterà fortuna e prosperità per il Nuovo Anno. L'acqua è intesa come un simbolo di purificazione per tutto ciò che di brutto e negativo ci circonda.
Songkran è tempo di pulizia e rinnovamento.
Quindi … buon divertimento e สวัสดี ปี ใหม่ (sa-wat mai pi-di) "Buon Anno".

Riconoscimento Unesco per il Wat Pho


Le iscrizioni di marmo del Wat Pho hanno ricevuto il riconoscimento dall’ Unesco
DAL Bangkok Post


Le iscrizioni storiche di marmo del Phra Chetupon Wimolmangkhalaram temple, o Wat Pho, di Bangkok sono state registrate dall’Unesco's come Memorie del Mondo (Memory of the World MOW) per l’Asia e la regione del Pacifico.
Il comitato manderà una lettera ufficiale che verrà presentata all’abate del Wat Pho's,, Phra Thampanyabodi, lunedì 31 marzo in concomitanza con l’anniversario della morte di re Rama III.
Fu proprio Rama III a riabilitare il tempio costruito dal suo predecessore Rama I e a commissionare le iscrizioni storiche in marmo comprendenti le posture yoga “degli eremiti thai” del 1830.
Fu sempre secondo I suoi dettami che in questo tempio si iniziarono a praticare e insegnare i principali precetti buddisti, letterari, di medicina tradizionale e yoga sviluppati nei secoli dagli eremiti. Un primo tentativo di portare a conoscenza del popolo tailandese la propria tradizione culturale e artistica.
A quei tempi, il Wat Pho era un vero e proprio centro educativo e ancora oggi è famoso, oltre che per il gigantesco Buddha sdraiato, per la scuola di Medicina tradizionale e di Massaggio Thai.

Una Famiglia molto Reale


Se vi foste chiesti il perché di tutti quei braccialetti gialli al polso dei thailandesi, la risposta è semplice: in onore del re, delle celebrazioni dei 60 anni di regno di Rama IX avvenute nel 2006.
Per tutto l’anno non c’è stata città o villaggio che non si sia indorata, studente o contadino che non abbia indossato una maglietta con i simboli reali o perlomeno un braccialetto. Giallo, ovviamente, con la scritta beneaugurate di lunga vita.
Un anno in giallo in onore del re.
E da allora i braccialetti sono rimasti, visto che l’anno scorso, l’8 dicembre, l’amatissimo monarca ha compiuto 80 anni.
L’amore dei thailandesi nei riguardi del proprio re è viscerale.

Ma vediamo di conoscere un minimo di storia della dinastia dei Rama.
Partiamo dagli inizi, dalla fondazione di Bangkok e dalla nascita della dinastia Chakri.

Alla distruzione della capitale Ayutthaya da parte dei birmani nel 1767, il generale Praya Taksin, metà cinese e metà tailandese, riorganizzò l’esercito e riguadagnò il controllo del paese.
Decise però di spostarne la capitale, visto le continue insidie, a Thonburi, un piccolo villaggio sul fiume Chao Praya, di fronte all’attuale Bangkok.
Ma la reggenza di Taksin durò poco. Colto da pazzia, fu giustiziato secondo l’usanza riservata ai reali: picchiato a morte in un sacco di velluto in modo da non versare nemmeno una goccia del sangue regale sul terreno.
Gli succedette, nel 1782, un altro generale, Chao Praya Chakri, colui che diede il nome alla futura dinastia e che spostò la capitale a Rattanakosin, il cuore dell’attuale Bangkok. Fu chiamato Re Rama I.
Tra i suoi discendenti vengono ricordati Rama IV, che salì al trono dopo 27 anni di vita monastica e il figlio Rama V, che aprì definitivamente la Thailandia alle influenze straniere e occidentali in particolare. Fu il re della modernizzazione agli inizi del ‘900.
Poi, nel ’32 sotto Rama VII, vi fu la fine della monarchia assoluta. Tre anni dopo il re abdicò e il giovane nipote Ananda fu designato come successore. Ma il futuro Rama VIII salirà al trono solo nel ’45 e per un anno soltanto.
Venne ritrovato morto, in camera sua, ucciso da un colpo di pistola: una fine tragica e misteriosa. Ed è così che salì al trono il fratello minore, Bhumibol Adulyadej. Un reggente non predestinato che, in sessanta anni di regno, ha saputo farsi amare e rispettare dai sudditi.
Re Rama IX è un bel personaggio, non certo l’impettito sovrano che ci si immaginerebbe in un regno orientale.
La sua foto più popolare lo vede sorridente con una macchina fotografica al collo.
È stato il primo regnante a viaggiare per tutta la Thailandia e lo ha fatto umilmente, occupandosi dei problemi della gente. I progetti che ha finanziato sono numerosissimi: a sfondo sociale e di integrazione economica. Primi tra tutti quelli concernenti la riconversione agricola delle popolazioni dedite alla coltivazione dell’oppio nella cosiddetta area del Triangolo d’Oro. E poi, essendo un ingegnere (ha studiato a Losanna), a lui si devono diverse invenzioni di strumenti e macchinari agricolo-industriali. Inoltre, da vero sovrano è cultore delle arti: scrive poesie, compone musica ed è un ottimo suonatore di sax.
Oltre al sovrano, il popolo ama incondizionatamente sua moglie, la regina Sirikit, mentre riguardo agli eredi le preferenze sono spesso contrastanti. Ciononostante, non sentirete mai nessuno sparlare degli elementi della famiglia reale.
È la prima regola di comportamento da tenere in Thailandia, così come è assolutamente tabù parlare o scrivere degli eventi e della morte misteriosa di Ananda. Non solo, quando si parla dei sovrani, si usa un linguaggio particolare, molto deferente, che si chiama rajasap.
E non meravigliatevi nell’incrociare gente impettita sull’attenti alle note dell’Inno reale che viene trasmesso dagli altoparlanti in molti luoghi pubblici (stazioni ferroviarie comprese) alle 08.00 di mattina e alle 18.00.
Quando il 2 gennaio scorso, è morta la principessa maggiore, Galyani Vadhana, di 84 anni dopo una lunga lotta contro un cancro, il re ha dichiarato 100 giorni di lutto nazionale.
E il Paese li ha rispettati.

Trip & Lift


L’ultimo trend vacanziero è il medical hub: breve soggiorno con intervento di chirurgia plastica, dal lifting alla blefaroplastica.
In Thailandia le mete preferite sono il Bangkok Nursing Home Hospital (http://www.bnhhospital.com/) e il Bumrungrad International Hospital (http://www.bumrungard.com/), entrambi a Bangkok, che offrono check-up in giornata e prezzi molto più bassi di quelli europei: lifting da 3.200 euro comprese due notti in un albergo di lusso.

Andare per Mercatini

L’amore per lo shopping, che sia in un ultramoderno centro commerciale o nel più classico dei mercatini, in Thailandia è una vera mania nazionale.


Un’abitudine che contagia facilmente il turista, che si ritrova carico di borse e borsoni, chiedendosi immancabilmente se ha fatto affari o se, anche questa volta, è stato turlupinato. In realtà, in questo paradiso degli acquisti, basta sapere cosa cercare e, in caso di mercatini, contrattare il giusto prezzo.


Per chi arriva a Bangkok durante il weekend, da non perdere è il mercato di Chatuchak (sabato e domenica dalle 07.00 alle 18.00), il più frequentato dai locali in cerca di vestiti o oggetti di arredamento a buon mercato. È facilmente raggiungibile con lo skytrain, la fermata è Mo Chit. Enorme e tra i più estesi mercati del mondo, è diviso in 27 sezioni e mette a dura prova i piedi di qualsiasi maratoneta dello shopping nostrano. Fortunatamente offre anche simpatici bar e ristorantini per spuntini e soste ristoratrici. Vi si trova veramente di tutto - una volta era famoso per il commercio illegale di animali selvatici - ma se siete in cerca di souvenir e oggetti di artigianato conviene dirigersi direttamente ai settori 22 fino al 26.
Il mercatino, in questo caso notturno, più conosciuto dai turisti di Bangkok è invece Patpong. Lungo il Soi Patpong 1 prosperano, oltre ai soliti locali a luci rosse con spettacoli osé di ogni risma, le bancarelle dei falsi: orologi, borse, stilografiche, T-shirt e via dicendo. Una vera tristezza, uno squallore pari al contorno che però ha sempre molti estimatori tra i forestieri.


Molto più interessante il Suan-Lum night bazar nei pressi del parco Lumphini. Anche qui ci si immerge con i locali tra bancarelle e musica dal vivo.
Per gli amanti dei fiori, invece, Pak Klong Talad, dalle prime ore del mattino offre moltitudini di colori e ghirlande. Un vero spettacolo che dura fino a tarda notte.

Il Massaggio che cura

di Grazia Pallagrosi per FLAIR

Immaginavo la Thailandia come un Paese di operatrici del sesso che ricevono i clienti in sedicenti beauty-farm dall’aura pornoesotica. Poi ho comprato casa a Phuket, dove vivo 4-5 mesi l’anno, e ho capito che è uno stupido luogo comune: i numerosi negozietti che espongono la scritta ‘Foot-massage, Thai massage’ sono veri centri-benessere frequentati abitualmente dai locali, uomini e donne, che considerano il massaggio qualcosa di molto poco erotico ma basilare per la salute. Il foot-massage è una forma di reflessologia plantare, mentre il thai massage viene eseguito esercitando forti pressioni (delle mani, dei piedi, dei gomiti e delle ginocchia) sui principali punti dei meridiani energetici. Entrambe le tecniche - così importanti da essere temi d’insegnamento universitario alla facoltà di medicina – sono il top di ogni spa-menù, seguite dai bagni floreali e trattamenti detox con vapori aromatici, impacchi e maschere preparate con miele, yogurt, ghiaccio, riso, spezie e frutta, secondo il dictat tipicamente asiatico dello Skin Food Concept: sulle pelle non dovremmo mai mettere nulla che non si possa anche mangiare!



DEVARANA SPA di Bangkok, c/o Dusit Thani Hotel di Bangkok, tel.+66 (0) 2236 9999, www.derevanaspa.com. Il pacchetto Half Day Armony dura 5 ore e comprende un bagno di vapore alle erbe, uno in acqua ai petali di fiori, impacco rigenerante, 90 minuti di massaggio al corpo e 30 minuti di massaggio alla testa. Da 198 euro.

Joe Louis Theatre

Hun Lakorn Lek, è il nome di quest’arte, detta del piccolo teatro, nata durante il regno di Re Rama IV. Marionette rese vive ed espressive da gruppi di attori, pupazzari, che le fanno correre e soffrire sul palco. Una tradizione rinata soltanto negli anni ’80, grazie alla passione di Sakorn Yangkeawsot, chiamato Joe Louis in onore del pugile.
Uno spettacolo che può vedere sul palco diverse decine di attori: i caratteri più impegnativi, Phra (l’uomo), Yak (il gigante) e Ling (la scimmia) richiedono ben tre pupazzari per poterli operare al meglio. Joe Louis e il suo teatro hanno avuto molti riconoscimenti, a partire dallo status di National Artist insignitoli dal re, al recente premio speciale al Festival di Marionette e Burattini di Praga per lo spettacolo “Ramayana”.


Traditional Thai Puppet Theater of Joe Louis, Suan-Lum Night Bazaar,1875 Rama IV road, Lumpini tel. 02-2529683/4 www.thaipuppet.com Inizio ore 07.30. Biglietto 900 bath.

Jim Thompson House


Un museo raccolto in sei stupende costruzioni centenarie in legno di teak portate qui dalla vecchia capitale Ayutthaya alla fine degli anni ’50.
Jim Thompson fu un personaggio molto particolare, un americano di Greenville nel Delaware giunto nel Lontano Oriente alla fine della Seconda Guerra Mondiale tra le fila del O.S.S., i servizi segreti antesignani della C.I.A..
È a lui che si deve il rifiorire dell’industria tailandese della seta, con la nascita della Thai Silk Company, una tradizione che stava scomparendo. Amante dell’arte ha lasciato una splendida collezione di oggetti religiosi e non in questa affascinante casa tra i canali del centro di Bangkok. Il mistero, invece, avvolge la sua scomparsa, avvenuta il 27 marzo 1967, in Malesia, in circostanze ancora oggi inspiegate.

Il museo è aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 17.00 (6 Soi Kasemsan 2, Rama I road tel. 02-2167368 Ingresso 100 bath).

BANGKOK : UNA CITTA’ FRA LE NUVOLE




di Grazia Pallagrosi per FLAIR


Arrivi al Suvarnabhumi, l’aeroporto con l’air terminal più grande del mondo: 563 mila metri quadri. Atterri. E riparti subito verso il cielo. Quello in aereo, infatti, è solo il volo d’apertura di quell’avventura metadimensionale che è il viaggio nella nuova Bangkok, in thailandese Krung Thep, la ‘città degli angeli’. Una metropoli che si è levata dall’impiccio dei cavi elettrici che ne aggrovigliano le fondamenta lanciandosi nella verticalità di grattacieli sempre più alti: 40, 60, 80 piani. Allegre torri di Babele in cui vivono migliaia di stranieri sedotti dalla bellezza di questa città con la testa tra le nuvole, rifugiati in nidi di vetro fino a 310 metri sopra il piano terrestre, a celebrare un nuovo life style. Qui, infatti, tra eleganti show room, ristoranti e spa si celebra il lusso antigravitazionale, levigato nel minimo dettaglio. Così, dimenticati gli scorci alla Blade Runner, con la città divisa fra un sopra ipertecnologico e un sotto avvelenato dal puzzo delle cucine e dai gas di scarico, Bangkok dispiega ali di vetro e acciaio sul tetto di un nuovo mondo.


ITINERARI VERTICALI

“Fino a ieri i turisti, dopo le visite al Palazzo Reale e ai templi, vagavano nel quartiere cinese e tra le bancarelle notturne di Patpong”. racconta Ugo Salomone, italiano trapiantato da 30 anni in Asia e titolare di un’agenzia viaggi con sede a Bangkok “Oggi, invece, seguono le strade del design, risucchiati in itinerari verticali verso i nuovi santuari di un edonismo che dà spettacolo”. Prima tappa Silom Road, dove svetta la State Tower, grattacielo sormontato da colonne neoclassiche e un cupolone che ospita il Distil, lounge bar al 64° piano, per aperitivi con tramonto a picco sulla città. Terminato l’happy hour, l’oscurità precoce del pomeriggio equatoriale srotola nel cielo il fondale su cui ogni sera si stagliano le peripezie cromatiche del ristorante Breeze: situato al 51° e 52° piano, è l’ultimo gioiello della tecno-architettura aerea, nato dall’incontro tra un sogno zen e le icone cult della saga di Star Wars. Si entra e si cammina per 25 metri su un ponte di vetri colorati mutanti - dal rosa al blu, dal viola al bianco – che conducono all’anfiteatro onirico-gastronomico affacciato come un trampolino sul vuoto della notte. Si cena sospesi, gustando dell’ottimo seafood e vini francesi, italiani, australiani, a un prezzo che può superare i cento dollari. Ma non è ancora il top. Salendo altri 12 piani si arriva allo Sirocco, concorrente del Breeze nella scalata all’haute cuisine internazionale. Siamo a 250 metri sopra Bangkok, nel ristorante open air più alto del mondo. Sotto, la città è sorprendentemente silenziosa: un lontano pulsare di luci mute, che solcano la notte con una delicatezza percepibile solo qui, sul piano celeste. E domani? L’ebbrezza del volo avrà un altro sapore in pieno giorno. Si potrà salire sul Baiyoke Sky Hotel, l'albergo più alto dell' Asia, che tocca i 310 metri. Come resistere alla tentazione di comprare il biglietto e levitare, risucchiati in un condotto di vetro per un corpo-a-corpo ascensionale con la città? Arrivati all’84° piano, ecco lo spettacolo: piattaforma girevole, luci, concerti di campane tubolari suonate dal vento.


FIUMI DI LUSSO E TRENI VOLANTI

L’itinerario aereo può continuare seguendo la traccia del Chao Praya, fiume che non riflette mai i colori del cielo e, come un nastro grigio-marrone, lega la successione dei grattacieli ‘river-view’ “Sono oasi residenziali dove gli appartamenti hanno piscine private su terrazze con vista mozzafiato” spiega Jarupiva Tantisaswat, public relations manager del Lebua, boutique hotel nella State Tower “Io non mi sono ancora decisa a fare il grande salto e abito fuori città, ma per venire in centro mi ci vuole un’ora e mezza d’auto. Se vivessi qui, invece, mi basterebbe infilarmi un pullover e salire sullo sky-train per percorrere in mezz’ora tutto il downtown.” Il ‘treno volante’, inaugurato nel ‘99, garantisce velocità, comfort e design con un’unica pecca: temperature fino a 20 gradi in meno rispetto all’esterno.


SPA & ROLL

Nell’elevazione non solo architettonica del quotidiano si coltivano i piaceri della vita: mentre nei locali si ascolta jazz, a qualche piano di distanza c’è chi sperimenta un thai massage in versione ‘panoramica’. Bangkok ha riorientalizzato il concetto di benessere creando ambienti come quelli del Deravana spa, disegnata da Ploy Chariyaves seguendo gli archetipi cinquecenteschi del thai design: archi, opium-beds e vasche d’acqua. “I terapisti thailandesi sono i migliori al mondo” sostiene entusiasta la designer “e nelle spa si coltivano i veri lussi contemporanei: tempo, spazio, serenità. A prezzi ancora ragionevoli.” Dopo il relax, l’esperienza più elettrizzante passa dalla gola. Si può cominciare con un po piah, versione thai dell’involtino primavera, per poi lanciarsi con un triplo salto mortale dalla cucina coreana a quella austriaca. Nei food arena degli shopping mall mangiare è un gioco di qualità all’insegna della fusion più spinta. “La varietà del cibo è incredibile” commenta Chariyaves “e persino se sei vegetariano o stai seguendo una dieta a Bangkok non hai che l’imbarazzo della scelta!”


SHOPPING AGORA’

I thai comprano tonnellate di cibi pronti nei centri commerciali, dove trascorrono gran parte del tempo libero. In una città che non aveva luoghi dove passeggiare, gli shopping mall hanno infatti creato diversi downtown con un’infinità di locali e spazi pedonali. Siam Square, capostipite di queste nuove agorà, ospita gli store più eleganti dell’Asia: il Siam Discovery Center e il Siam Paragon. Ma nei centri commerciali si coltiva anche l’arte e si organizzano annualmente il festival del cinema (11 giorni in estate, tra l’Emporium Shopping Complex e la Central Court) a quello del design, oltre a mostre e concerti quasi quotidiani. Nonostante tutto, l’antica spiritualità non langue, anzi, laddove le torri del Central World si innestano con l’asfalto, sotto gli archi dello sky-train, i fedeli continuano a portare fiori e candele al Wat Pathumwanaram, tempio di strada tra i fumi dell’incenso e quelli del traffico. Ogni negozio, ogni grattacielo ha la sua san phra phum: casetta dedicata agli spiriti del luogo e degli antenati. Anche il Suvarnabhuni ne ha una. E quando riparti non hai più dubbi: qui, nella città celeste, anima e corpo si tengono per mano.