Regole nel Tempio

Le regole da seguire quando si visita un luogo sacro sono semplici: levarsi le scarpe, indossare pantaloni lunghi o gonne all’altezza del ginocchio e coprirsi le braccia (non sono ammesse canotte o similari).

I templi più visitati (Palazzo Reale compreso) forniscono un servizio di noleggio scialli e parei in modo da sopperire all’incautezza di qualche turista.

Quando vi sedete all’interno di un tempio, ripiegate le gambe sotto il corpo e non puntate mai i piedi verso le statue del Buddha. Sarebbe un’offesa grave, visto che i piedi sono considerati la parte più sporca del corpo.


Alle donne non è permesso entrare in alcuni (pochi) luoghi sacri e tanto meno avvicinarsi troppo ai monaci: in teoria non potrebbero sfiorarne le vesti e sedercisi accanto.Infine, ricordate che tutte le statue del Buddha sono sacre, non importa di che misura o fattezza: evitate ogni tipo di comportamento che potrebbe sembrare irriguardoso.

Gli Amuleti del Mistero

I thai hanno una vera passione per gli amuleti, che vengono confezionati in ogni foggia e portati appesi al collo.

Superstizione? Non esattamente: nel mondo magico dei Jatukan c’è molto, molto di più. In ogni città e paesino tailandese vedrete persone che indossano elaborati pendenti: simboli religiosi incorniciati in medaglioni di vetro e metallo. Alcuni ne portano 5, 6 e anche di più.

Ci sono intere aree dei mercati che vendono questi misteriosi oggetti e milioni di thai che li comprano sperando di garantirsi miglior fortuna in amore, negli affari, nelle relazioni interpersonali. Rimpolpando così un mercato che negli ultimi due anni ha raggiunto gli 1.7 miliardi di baht.Cosa si vede in un Jatukam Ramathep (questo il nome thai dei medaglioni sacri)? Al centro, un uomo vestito con abiti regali siede in posizione meditativa, mentre sull’altra faccia della medaglia ci possono essere un sole, una luna o i 12 segni zodiacali.
Secondo alcuni, Jatukam Ramathep è una persona, forse il re Chandrabhanu, che governò gran parte del sud est asiatico durante l’antico regno Srivijaya. Per altri l’individuo sull’amuleto è addirittura il Buddha o una divinità indù. Per altri ancora si tratta di due fratelli che vissero in questa parte del mondo centinaia di anni fa.


In ogni caso, che siano la fede, il mito o la superstizione ad accendere la passione dei compratori, il mercato di questi ‘ciondoloni’ è controllato dal Buddhist’s Ecclasiastical Council della Thailandia e consente ai templi di incassare milioni di dollari esentasse. Dai templi provengono i materiali (incenso, polveri tratte da mattoni utilizzati nella costruzione degli stupa) utilizzati per la loro realizzazione e molti vengono creati sotto la benedizione del Wat Phra Mahathat Woramahawiharn, il tempio del Supremo Patriarca che si trova al nord, nella città di Nakhon Si Thammarat. Il supremo Patriarca della Thailandia ha però annunciato che da aprile smetterà di fornire materiali per la preparazione dei Jatukam, senza specificare la ragione di questo stacco.



Forse il boom ha scatenato reazioni un po’ eccessive? Quando i prezzi di questi gingilli recentemente sono volati in alto, non solo i commercianti sono accorsi a frotte per installare le loro bancarelle attorno al tempio, ma la folla ha travolto una donna che è morta, mentre scompigli e scontri sono scoppiati tra le migliaia di persone che accorrevano alla scuola di Nakhon Si Thammarat per comprare gli amuleti.



Cosa li rende così irresistibili? “Grazie a loro tutto è migliorato” spiega uno dei tanti thai collezionisti di Jatukan “Neanche prima stavo male, ma se confronto la mia vita di adesso con quella di allora non c’è paragone! Le finanze vanno finalmente alla grande e la mia famiglia pure!” Per un amuleto, quindi, si può anche spendere una fortuna. Ma i venditori ne hanno per tutte le tasche, dai 700 al 2500 baht l’uno. Il primo, realizzato a Nakhon Si Thammarat nel 1987, fu venduto per 50 baht: oggi ne vale 955.000.

Songkran Festival



Il Capodanno tailandese (สงกรานต์ Songkran) si celebra ogni anno dal 13 al 15 aprile. È festeggiato anche in Laos (pi mai lao), in Cambogia, Myanmar (thingyan), e dal popolo Dai nello Yunnan, in Cina.

In origine la data della festa era calcolata astrologicamente: Songkran, un termine sanscrito, rappresenta l'entrata del sole in un segno dello Zodiaco, in questo caso, in Ariete. Oggigiorno la data è fissa e cade nel momento più caldo dell'anno, alla fine della stagione secca.
Fino al 1888, invece, Songkran segnava ufficialmente l’inizio del nuovo anno in Thailandia, data che fu spostata al 1° aprile per poi, nel 1940, omologarsi al resto del mondo, al 1° gennaio.

Questo nulla toglie alle celebrazioni che tutto il popolo thai dedica a questa festa nazionale.
L’aspetto più evidente di questi giorni è il lancio di acqua.
Ce n’è per tutti a ogni angolo di strada. Vedrete ovunque persone che vagano con contenitori di acqua o pistole, o che fanno la posta a lato della strada con un tubi flessibili da giardino pronti ad annaffiare i passanti.

Tradizionalmente Songkran è il periodo per visitare e portare rispetto agli anziani, familiari e non, e per andare al tempio per lavare le statue sacre e offrire cibo ai monaci.

Si ritiene che questo porterà fortuna e prosperità per il Nuovo Anno. L'acqua è intesa come un simbolo di purificazione per tutto ciò che di brutto e negativo ci circonda.
Songkran è tempo di pulizia e rinnovamento.
Quindi … buon divertimento e สวัสดี ปี ใหม่ (sa-wat mai pi-di) "Buon Anno".

Riconoscimento Unesco per il Wat Pho


Le iscrizioni di marmo del Wat Pho hanno ricevuto il riconoscimento dall’ Unesco
DAL Bangkok Post


Le iscrizioni storiche di marmo del Phra Chetupon Wimolmangkhalaram temple, o Wat Pho, di Bangkok sono state registrate dall’Unesco's come Memorie del Mondo (Memory of the World MOW) per l’Asia e la regione del Pacifico.
Il comitato manderà una lettera ufficiale che verrà presentata all’abate del Wat Pho's,, Phra Thampanyabodi, lunedì 31 marzo in concomitanza con l’anniversario della morte di re Rama III.
Fu proprio Rama III a riabilitare il tempio costruito dal suo predecessore Rama I e a commissionare le iscrizioni storiche in marmo comprendenti le posture yoga “degli eremiti thai” del 1830.
Fu sempre secondo I suoi dettami che in questo tempio si iniziarono a praticare e insegnare i principali precetti buddisti, letterari, di medicina tradizionale e yoga sviluppati nei secoli dagli eremiti. Un primo tentativo di portare a conoscenza del popolo tailandese la propria tradizione culturale e artistica.
A quei tempi, il Wat Pho era un vero e proprio centro educativo e ancora oggi è famoso, oltre che per il gigantesco Buddha sdraiato, per la scuola di Medicina tradizionale e di Massaggio Thai.

Una Famiglia molto Reale


Se vi foste chiesti il perché di tutti quei braccialetti gialli al polso dei thailandesi, la risposta è semplice: in onore del re, delle celebrazioni dei 60 anni di regno di Rama IX avvenute nel 2006.
Per tutto l’anno non c’è stata città o villaggio che non si sia indorata, studente o contadino che non abbia indossato una maglietta con i simboli reali o perlomeno un braccialetto. Giallo, ovviamente, con la scritta beneaugurate di lunga vita.
Un anno in giallo in onore del re.
E da allora i braccialetti sono rimasti, visto che l’anno scorso, l’8 dicembre, l’amatissimo monarca ha compiuto 80 anni.
L’amore dei thailandesi nei riguardi del proprio re è viscerale.

Ma vediamo di conoscere un minimo di storia della dinastia dei Rama.
Partiamo dagli inizi, dalla fondazione di Bangkok e dalla nascita della dinastia Chakri.

Alla distruzione della capitale Ayutthaya da parte dei birmani nel 1767, il generale Praya Taksin, metà cinese e metà tailandese, riorganizzò l’esercito e riguadagnò il controllo del paese.
Decise però di spostarne la capitale, visto le continue insidie, a Thonburi, un piccolo villaggio sul fiume Chao Praya, di fronte all’attuale Bangkok.
Ma la reggenza di Taksin durò poco. Colto da pazzia, fu giustiziato secondo l’usanza riservata ai reali: picchiato a morte in un sacco di velluto in modo da non versare nemmeno una goccia del sangue regale sul terreno.
Gli succedette, nel 1782, un altro generale, Chao Praya Chakri, colui che diede il nome alla futura dinastia e che spostò la capitale a Rattanakosin, il cuore dell’attuale Bangkok. Fu chiamato Re Rama I.
Tra i suoi discendenti vengono ricordati Rama IV, che salì al trono dopo 27 anni di vita monastica e il figlio Rama V, che aprì definitivamente la Thailandia alle influenze straniere e occidentali in particolare. Fu il re della modernizzazione agli inizi del ‘900.
Poi, nel ’32 sotto Rama VII, vi fu la fine della monarchia assoluta. Tre anni dopo il re abdicò e il giovane nipote Ananda fu designato come successore. Ma il futuro Rama VIII salirà al trono solo nel ’45 e per un anno soltanto.
Venne ritrovato morto, in camera sua, ucciso da un colpo di pistola: una fine tragica e misteriosa. Ed è così che salì al trono il fratello minore, Bhumibol Adulyadej. Un reggente non predestinato che, in sessanta anni di regno, ha saputo farsi amare e rispettare dai sudditi.
Re Rama IX è un bel personaggio, non certo l’impettito sovrano che ci si immaginerebbe in un regno orientale.
La sua foto più popolare lo vede sorridente con una macchina fotografica al collo.
È stato il primo regnante a viaggiare per tutta la Thailandia e lo ha fatto umilmente, occupandosi dei problemi della gente. I progetti che ha finanziato sono numerosissimi: a sfondo sociale e di integrazione economica. Primi tra tutti quelli concernenti la riconversione agricola delle popolazioni dedite alla coltivazione dell’oppio nella cosiddetta area del Triangolo d’Oro. E poi, essendo un ingegnere (ha studiato a Losanna), a lui si devono diverse invenzioni di strumenti e macchinari agricolo-industriali. Inoltre, da vero sovrano è cultore delle arti: scrive poesie, compone musica ed è un ottimo suonatore di sax.
Oltre al sovrano, il popolo ama incondizionatamente sua moglie, la regina Sirikit, mentre riguardo agli eredi le preferenze sono spesso contrastanti. Ciononostante, non sentirete mai nessuno sparlare degli elementi della famiglia reale.
È la prima regola di comportamento da tenere in Thailandia, così come è assolutamente tabù parlare o scrivere degli eventi e della morte misteriosa di Ananda. Non solo, quando si parla dei sovrani, si usa un linguaggio particolare, molto deferente, che si chiama rajasap.
E non meravigliatevi nell’incrociare gente impettita sull’attenti alle note dell’Inno reale che viene trasmesso dagli altoparlanti in molti luoghi pubblici (stazioni ferroviarie comprese) alle 08.00 di mattina e alle 18.00.
Quando il 2 gennaio scorso, è morta la principessa maggiore, Galyani Vadhana, di 84 anni dopo una lunga lotta contro un cancro, il re ha dichiarato 100 giorni di lutto nazionale.
E il Paese li ha rispettati.

Trip & Lift


L’ultimo trend vacanziero è il medical hub: breve soggiorno con intervento di chirurgia plastica, dal lifting alla blefaroplastica.
In Thailandia le mete preferite sono il Bangkok Nursing Home Hospital (http://www.bnhhospital.com/) e il Bumrungrad International Hospital (http://www.bumrungard.com/), entrambi a Bangkok, che offrono check-up in giornata e prezzi molto più bassi di quelli europei: lifting da 3.200 euro comprese due notti in un albergo di lusso.

Andare per Mercatini

L’amore per lo shopping, che sia in un ultramoderno centro commerciale o nel più classico dei mercatini, in Thailandia è una vera mania nazionale.


Un’abitudine che contagia facilmente il turista, che si ritrova carico di borse e borsoni, chiedendosi immancabilmente se ha fatto affari o se, anche questa volta, è stato turlupinato. In realtà, in questo paradiso degli acquisti, basta sapere cosa cercare e, in caso di mercatini, contrattare il giusto prezzo.


Per chi arriva a Bangkok durante il weekend, da non perdere è il mercato di Chatuchak (sabato e domenica dalle 07.00 alle 18.00), il più frequentato dai locali in cerca di vestiti o oggetti di arredamento a buon mercato. È facilmente raggiungibile con lo skytrain, la fermata è Mo Chit. Enorme e tra i più estesi mercati del mondo, è diviso in 27 sezioni e mette a dura prova i piedi di qualsiasi maratoneta dello shopping nostrano. Fortunatamente offre anche simpatici bar e ristorantini per spuntini e soste ristoratrici. Vi si trova veramente di tutto - una volta era famoso per il commercio illegale di animali selvatici - ma se siete in cerca di souvenir e oggetti di artigianato conviene dirigersi direttamente ai settori 22 fino al 26.
Il mercatino, in questo caso notturno, più conosciuto dai turisti di Bangkok è invece Patpong. Lungo il Soi Patpong 1 prosperano, oltre ai soliti locali a luci rosse con spettacoli osé di ogni risma, le bancarelle dei falsi: orologi, borse, stilografiche, T-shirt e via dicendo. Una vera tristezza, uno squallore pari al contorno che però ha sempre molti estimatori tra i forestieri.


Molto più interessante il Suan-Lum night bazar nei pressi del parco Lumphini. Anche qui ci si immerge con i locali tra bancarelle e musica dal vivo.
Per gli amanti dei fiori, invece, Pak Klong Talad, dalle prime ore del mattino offre moltitudini di colori e ghirlande. Un vero spettacolo che dura fino a tarda notte.